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Il Tardo Antico e il Basso Medioevo

476 – 824 d.C.

La caduta dell’Impero Romano d’Occidente, che si fa risalire per convenzione al 476 d.C., determinò un periodo di crisi politica e sociale su tutto il territorio della Gallia Cisalpina, e naturalmente, su quello che fu l’Agro aquileiese. Privo di stabilità politica e di controllo militare, il Basso Friuli divenne territorio di passaggio delle scorrerie barbariche, lungo gli assi stradali privilegiati che da oriente penetravano nelle fertili pianure italiane, la via Annia e la via Postumia. Nei secoli a seguire, queste antiche vie stradali verranno semplicemente denominati ‘vie delle invasioni’.

          Il calo demografico che ne seguì, e le avversità atmosferiche, ridefinirono l’assetto del territorio; la centuriazione scomparve sotto la polvere del tempo ed i sedimenti fluviali. L’antica foresta lupanica si riappropriò degli antichi spazi, e le paludi occuparono velocemente bassure e golene fluviali non più regimate. Le invasioni barbariche si susseguirono nel tempo; da qui passarono in rapida successione Unni, Ostrogoti, Avari e Longobardi. Questi ultimi, calati in Italia nel VI secolo, si attestarono a Forum Julii ed in seguito sull’intero territorio tra l’Isonzo e la Livenza, definendo sommariamente quello che sarà in seguito lo Stato Patriarcale friulano.

          Con la dominazione longobarda si hanno le prime notizie relative al territorio di Muzzana. Sappiamo infatti che i Duces langobardorum, possedevano beni e terreni a Muzzana[1] e che gestirono gli antichi masi di romana memoria. Il 776 d.C. segna una data cruciale per la nostra storia[2]; sul ponte della Livenza infatti, nei pressi di Motta di Livenza, l’ultimo dux  langobardorum, il cividalese Rotgaudo, tentò di fermare le truppe franche di Carlo Magno, ma dopo un’aspra battaglia fu costretto a soccombere. I suoi beni personali ed i suoi possedimenti in Friuli vennero confiscati; tra questi vi era il villaggio di Muzzana e tutto il suo distretto. Toponimi longobardi ancora attivi a Muzzana, quali Stroppagallo, Braidate, Braide, e Pertoldeo, testimoniano ancora la loro antica proprietà.

          L’avvento dei Franchi mutò l’assetto politico amministrativo del territorio; dal Ducato longobardo si passò alle Marche ed alle Contee carolingie. Muzzana divenne proprietà del primo duca carolingio del Friuli, Massellio (778) Seguirà Marcario (776-787), Enrico (789-799), Unfrido (799-808), Aione (808-817) ed infine Cadalo o Kadola, il primo duca carolingio e margravio del Friuli a concedere a titolo di usufrutto alla Chiesa di Aquileia il fundum Mucianum, su autorizzazione di Carlo Magno nel documento di Aquisgrana dell’811[3]. Tale beneficio verrà rinnovato dal suo successore, il margravio del Friuli Baldrico.

         

824, 21 gennaio.

          A questa data si riferisce il primo documento in cui si cita espressamente il nostro paese; in Villa sive fundo Muciano; è citato su un diploma in cui Ludovico il Pio, re dei Franchi e figlio quartogenito di Carlo Magno, dona alla Chiesa di Aquileia alcuni beni … cum domibus, casalibus, aedificiis, terris, vineis, pratis, silvis, siti nel fondo fiscale di Muzzana, con il beneficio dell’allodio[4].

          Si assiste così al passaggio dei poteri di tipo pubblico e amministrativo, ed il trasferimento diretto della potestà regia al patriarca aquileiese, che ne accrescerà l’influenza ed il controllo episcopale sull’antico territorio della X regio augustea, segnando l’inizio del feudalesimo in Friuli, “È la più antica memoria di feudo ereditario friulano; se non vociasi come tale considerare il beneficio di Valdando”[5].  

          Da quanto ne sappiamo, ci sia concesso perciò un piccolo primato: il nostro comune fu il primo ad essere ufficialmente registrato, nella totalità del proprio territorio, come ‘fondo fiscale’ feudale dell’intero Friuli. Il principio feudale introdotto dai carolingi con questo primo atto di donazione, segnerà infatti, la storia del Friuli nei secoli successivi[6].

[1]           Cfr. R. Casasola, Stroppagallo/stropegjâl, antico toponimo condiviso tra due comunità del Basso Friuli, in ‘la bassa/67, Latisana-San Michele al Tagliamento, 2013.

 

[2]           P. Diacono, Historia Langobardorum, Milano, 1992; cfr. R. Casasola, Il ‘fundum Mucianum’ note sulle ragioni di una donazione, in la bassa/68, Latisana-San Michele al Tagliamento, 2014.

 

 

 

[3]           Mühlbacher, V. Joppi, Diplomi inediti attenenti al patriarcato di Aquileia dal 799 al 1082, p. 22.

 

[4]           Cfr. P.S. LEICHT Regesti friulani (568-1200) “824 ~ 21 gennaio, Verona — Lodovico il bonario dona alla chiesa d'Aquileia i beni imperiali (20 masi) situati nella villa di Muzzana e concede che i 20 masi in Cilli che Balderico e Cadolao avevano dato in beneficio alla stessa chiesa, le appartengano di piena proprietà. (Mühlbacher reg. 701)” pag. 60.  Dal termine di origine germanica Allodio, latinizzato in Allodium, nel Medioevo era utilizzato per indicare i beni e le terre  possedute in piena proprietà, in opposizione al termine feudo o beneficio, con i quali si indicavano i beni ricevuti in concessione da un signore dietro prestazione di un giuramento di fedeltà (vassallaggio).

 

[5]           Cfr. L. Gualtieri Di Brenna, C. Cantù’, Grande illustrazione del Lombardo-veneto ossia Storia delle Città, dei borghi, comuni, castelli… Knjige. Società Editrice T. Ronetti Milano, 1861.

 

[6]           Cfr. R. Casasola, Il ‘fundum Mucianum’ …, cit.