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Il Basso Medioevo e lo Stato Patriarcale del Friuli (1077-1420)

  Muzzana rimase proprietà patriarcale per oltre due secoli, fino al 13 luglio del 1031. In tale data, il patriarca Poppone in concomitanza con la consacrazione della restaurata basilica di Aquileia e l’inaugurazione del nuovo campanile, staccò dal complesso dei possessi della Chiesa Aquileiese un gruppo di canonici e ne fece un istituto a sé , dando vita al Capitolo di Aquileia. Concesse loro un vasto territorio con alcune ville, “… usque ad aquam que dicitur Arvuncus”; sebbene non si faccia espressamente menzione al nome di Muzzana, viene però considerato il suo territorio, fino al fiume Arvuncus/Revonchio.

          In un documento successivo, datato 28 0ttobre 1171, il patriarca Voldorico II di Treffen riconfermava al Capitolo di Aquileia il possesso della villa di Muzzana: “… qualiter uillam que Muzana uocatur (…) cum massariciis, famulis, vineis, molendinis, campis, pratis, siluis, venatione, piscatione, aquis et aquarum ductibus, paludibus, introitibus et exsitibus, cultis et incultis et cum omnibus pertinentiis”[1].

          Solo alcuni anni più tardi, il 13 agosto del 1177 nel monastero della SS Trinità nei pressi di Venezia, l’imperatore Federico Barbarossa con la stessa formula confermò al Capitolo di Aquileia tutti i privilegi e le sue possessioni già in godimento (AMC Perg. T. II, 30-5-1179): “(…) et villam de Muciana (…), usque ad aquam quae dicitur Aurochanchus cum paludibus et piscationibus cum silvis et venationibus (…)”[2].

          Nel 1184, vi è l’ennesima conferma da parte del patriarca di Aquileia Godofredo di Hohenstaufen (1182-1194) ai canonici di Aquileia, della pieve di Rive d’Arcano, loro promessa da Voldorico II e della conferma del possesso della villa di Muzzana, libera dalle vessazioni e dalle pretese del facoltoso e potente Arrigo da Malisana[3].

        Nell’atto di donazione del 13 dicembre 1202 col quale furono regolati i diritti di avvocazia che spettavano al conte di Gorizia[4], curiosamente Muzzana è designata come l’unica villa dipendente dal capitolo aquileiese sulla quale il conte poteva esercitare i suoi diritti d’avvocato. Il motivo di questo particolare esercizio della giustizia, deriva dal fatto che Muzzana era stata contro ogni buon diritto invasa e posseduta da un incognito usurpatore, al quale il patriarca con grande fatica era riuscito a riprenderla: “(…) ab his qui eam invaserant et violenter per multa tempora tenuerant, cum magno labore expedivimus (…)” e l’aveva poi concessa a Udalrico, marchese di Attems suo consanguineo, finchè fosse vissuto. Udalrico, Signore di Muzzana, era dunque in parentela con il patriarca di Aquileia Voldorico II di Treffen attraverso la nobile casata dei conti di Treffen e ne ottenne perciò, con un palese atto di nepotismo, la giurisdizione nel 1171 .

          In questo periodo storico, si assiste al passaggio di parte dei beni posseduti dai canonici aquileiesi, a quelli di un comes dominus, il conte, di una loro parte in usufrutto ma anche come bene allodiale.  Il 13 gennaio 1209, l’imperatore Ottone IV da Augusta, confermò a Volchero di Erla, patriarca di Aquileia il distretto muzzanese: “…et de Mutiana cum campis, vineis, etc., cum molendinis et insulis a mari et a flumine quod dicitur Cornu, usque ad acquam quae dicitur Arvuncus”.

          Il fondo fiscale di Muzzana, ed il suo ricco distretto, continuò così, nel corso dei secoli, a passare di mano da un feudatario all’altro; il domino del resto, per rimarcare la propria identità e autorevolezza, non poteva prescindere dal possesso di ampi territori e fondi allodiali. Qui, un consistente numero di servi operava all’interno delle sue terre.

          Nel 1240 compare il primo documento ufficiale sul primo mulino di Muzzana, quando Leonardo, canonico e tesoriere di Aquileia, doveva corrispondere otto libbre per l’affitto del mulino di Muzzana: “… in molendino de Muzzana …” (Necrologium Aquileiense, pp. 342-343). Nel 1274 il conte Alberto II conte di Gorizia e Tirolo, avvocato delle chiese di Aquileia, Trento e Brixen, nel castello di Welfsperch il 2 novembre 1274 diede in feudo a Giacomo di Ragogna, suo vassallo, ed eredi suoi, l’avvocazia ed ogni diritto che avesse sulla villa di Mutsan (Muzzana): “… de Advocatia et omne iuri quod habet seu visus est habere in villa Mutsan”[5].

Nel 1296  appare un “Titularius Muzane excusavit se.”; è la voce più antica che ci parla della comunità religiosa di Muzzana[6].

          Nel secolo seguente, da un documento del 9 febbraio 1344, risulta che il nipote di Giacomo di Ragogna, Nichilo (Niccolò) del fu Odorico di Ragogna, vendette per 117 marche di denari aquileiesi al nobile Vicardo di Colloredo[7]– di stirpe longobarda -  l'avvocazia e Garito di Muzzana, che era già feudo del Conte di Gorizia, “ Vicardo I (Weickhard) Signore dei castelli di Colloredo, Mels e Susans, nelle divisioni con i fratelli, acquista la signoria e castello di Muzzana” (GENMARENOSTRUM.COM). La famiglia Colloredo manterrà in seguito la giurisdizione su Muzzana fino al XIX secolo.

          Un curioso quanto interessante documento patriarcale datato 10 aprile 1319 si riferisce al nostro territorio. Esso ci riporta indietro nella storia di ben sette secoli, epoca in cui per il “remoto odio”, vi furono i furiosi scontri tra i villici di Muzzana e quelli di Mortegliano per il possesso dei pascoli promiscui di qua e di là dell’Arbunculum. Su precisa delibera del patriarca aquileiese Ottobono de Razzi, si organizzò in territorio neutrale, nella chiesa di San Martino in Marano Lagunare, un consulto di alcuni nobiluomini ed ecclesiastici per porre fine alla disputa, ma senza esito in quanto le lotte fra muzzanesi e morteglianesi proseguirono nei secoli a venire[8].

Il 6 dicembre 1336, il patriarca di Aquileia Bertrando di san Genesio concesse a Stefano quondam Dussi di Marano a titolo di livello perpetuo, un territorio posto nella contrada detta “Ad Roverecios” sul fiume di Muzzana, (il Turgnano) dal quale non traeva alcun reddito, di costruire un mulino ed un sedime (fondo su cui sorge la costruzione), ricavando una roggia dal fiume Turgnano e pagando per il livello ogni anno 4 staia di frumento, 4 staia di avena e 8 galline. (ANA, Udine, a. 1336); “Quodam sedimen molendini prope villa Muzzanae… positum supra quandam aquam quae derivatur ex quodam flumine quod dicitur Turgnanum” (ASPG, a. 1336), è il mulino di Sotto.  

        Lo stato di indigenza e di sottomissione della popolazione dei villaggi del Basso friuli, in quegl’anni fomenta il vento della ribellione verso il patriarcato di Aquileia. Nel 1344 alcuni maggiorenti di Marano, aiutati dai contadini di Muzzana, uccidono Calino d’Artuico, vicepodestà; anche qui si vuole consegnare la terra di Marano e di Muzzana alla Serenissima. Il podestà di Marano, Carsimano della Torre da Cividale, entra in città alla testa di un gruppo di armati e riporta l’ordine patriarcale, ottenendo un nuovo giuramento di fedeltà. “Marano, aiutato dai rustici di Muzzana, uccise a furor di popolo il Vicepodestà Calino d’Artuico; perché aveva opposto viva resistenza onde non si scemasse fedeltà al Patriarca da Stefano Dussi, Matteo Bonossii, Andrea Marmossio, Variendo di Pietro Girardini, Pietro Dalmisani, Pasino, ed altri principali di quel luogo, i quali erano oltre modo inclinati al dominio veneto…”[9].

             Nel complotto orchestrato ai danni del vice podestà, compare il maranese Stefano Dussi, lo stesso che, otto anni prima nel 1336, ottenne la concessione patriarcale per costruire un mulino sul fiume Turgnano, a Muzzana.

          Su un terreno reso fertile da terremoti, fame e carestie, sopraggiungerà la “peste nera” del 1348 che decimerà la popolazione del Basso friuli, Muzzana inclusa. Il 30 agosto 1366 viene steso il contratto di enfiteusi dal notaio Odorico di Giovanni, residente in Marano. In esso i signori Bernardo del fu Oscalco, Lancilotto, Nicolò, Giovanni e Fantuccio del fu Giovanni di Strassoldo concedono in perpetuo a titolo di censo al Comune di Muzzana, tramite i suoi sindaci e procuratori (C. Stefanelli, 1875): “quomdam eorum possessionem, videlicet quoddam sedimen molendini prope villa Muzzanae et eius pertinentiis situm, et positum supra quamdam aquam quae derivat ex quodam flumine, quod dicitur Turgnanum in loco qui dicitur Arunchi”[10]. Si tratta del mulino di Sotto, sequestrato al Dussi ed assegnato agli Strassoldo, suoi vassalli.

          Il XIV secolo si conclude tragicamente per gli abitanti di Muzzana, in perenne lotta con quelli di Mortegliano per i diritti di pascolo sulle alte terre del Revonchio. Infatti, nel 1396, i muzzanesi a mano armata, sull’Arboncolo, rapirono 40 animali agli abitanti di Mortegliano che vi avevano sconfinato. Il patriarca di Aquileia Antonio Caetani il 25 agosto di quell’anno intervenne; dagli atti risultò che: “Gli abitanti di Muzzana avevano commesso ‘aliqua enormia’, ed all’intimazione loro fatta dal patriarca e dal suo maresciallo ‘di desistere da tali misfatti’, non avevano ubbidito. Allora per punirli, il patriarca aveva ordinato al maresciallo di occupare il villaggio; e questi, avendo incontrato una resistenza abbastanza grave, aveva portato via gli animali e quanto vi aveva trovato. Ma quei di Muzzana erano massari del Capitolo di Aquileia e perciò decano e canonici si erano interposti per loro e gli stessi massari avevano finalmente chiesto perdono; perciò il patriarca aveva ordinato che tutto fosse loro restituito. Però v’erano quelli che non volevano restituire, e quei di Muzzana chiesero perciò un giudice dinanzi al quale presentarsi per ottenere quanto loro spettava e far valere le loro ragioni. Il patriarca affidò il negozio ad Otussio di Cividale l’11 agosto 1397”[11].

          L’anno seguente, nel 1397, il patriarca Antonio Caetani affidò ad Otussio di Cividale, di negoziare con i villici di Muzzana in merito ai beni a loro sequestrati l’anno precedente dal suo maresciallo. Gli abitanti di Muzzana, infatti, ribellatisi agli ordini patriarcali (forse per le eccessive ed insostenibili tasse e gabelle), furono duramente puniti e in tale occasione il paese fu completamente saccheggiato dalle sue soldatesche.

          Il 4 giugno 1398,  nella chiesa di San Pietro martire di Udine, gli uomini di Mortegliano e quelli di Muzzana giurarono di non farsi più la guerra sui pascoli dell’Arboncolum, accordo suffragato  da una bolla papale di Bonifacio IX. Solo un mese dopo, il 30 luglio 1398 in Cormons, il conte Enrico IV investe dell’avvocazia di Muzzana il cav. Simone di Colloredo e Consorti: “Advocatie judicii et Gyriti Ville et districtus Muzane, que ipse D. Simon et Johannes de Colloreto”.       

         I signori di Colloredo, un paio d’anni più tardi  nel 1400, ottennero un processo per la restituzione dei beni rubati dalle soldatesche del patriarca nel 1397, durante il quale si stabilì, tra l'altro, che la giurisdizione di Muzzana spettava parte ai Colloredo e parte ai Ragogna, i quali vi tenevano placito una volta all'anno. Infatti, mentre da un atto redatto il 30 luglio 1398 a Cormons risulta che Enrico conte di Gorizia aveva investito dell'Avvocazia di Muzzana il cav. Simone di Colloredo e consorti, da un altro successivo, del 23 aprile 1409, si apprende che fino agli inizi del 1400 l’avvocazia e il dominio e la giurisdizione di muzzana: “spectabant et pertinobant nobili bus Ser Salvo, Bissio, Antonio et Bartholomeo de Ragonea”. Questi ultimi poi avevano ceduto i loro diritti a Ser Enrico di Padova, il quale nel 1409 li aveva venduti a sua volta per 76 ducati a Portoldo figlio di Giovannino d'Arcano. anche se, questi diritti non perdurarono.[12]

       Come se non bastasse la vessazione di una sola casata nobiliare, a Muzzana per un certo periodo storico ve ne furono due, legittimate a richiedere dazi e gabelle. Una terza casata, quella dei conti di Strassoldo, si limitò a infeudare l’omonimo bosco a sud dell’abitato e le estese paludi prospicienti l’area lagunare.

            Nell’ambito della lotta tra la Repubblica di Venezia e i conti di Gorizia, per il possesso  del feudo friulano, nel mese di maggio del 1412 il paese fu occupato dalle truppe

mercenarie di Pandolfo Malatesta[13], fratello di Carlo, capitano di ventura al soldo di Venezia, durante la guerra del 1411-1420, tra Venezia e l’imperatore Sigismondo d’Ungheria. Forte di un contingente di 8.000 cavalieri e 6.000 fanti saccheggiò i territori di Enrico IV conte di Gorizia tra i quali Muzzana, i cui abitanti dovettero assistere ancora una volta impotenti al saccheggio dei propri campi. In tale occasione, i muzzanesi subirono violenze e angherie[14].

       Muzzana, nel 1420, vedrà l’epilogo dello Stato Patriarcale del Friuli, soppresso dalla Serenissima Repubblica di San Marco, che governerà queste terre fino all’arrivo di Napoleone nel 1797.

[1]           P. Paschini, Storia del Friuli, Udine, vol. 1, 1915, cfr. Ms. 943 BCU.

 

[2]           Cfr. F. NAZZI, Cividale nel Quattrocento, storia religiosa e civile, 2013, Udine.

 

[3]            P. Paschini Storia del Friuli. Udine, vol. I p. 262, 1955, Cfr. G.G. LIRUTI, nota 11 “Il 19 ottobre 1184, il patriarca Goffredo dona al capitolo di Aquileia un suo possesso personale, ovvero la villa di Muzzana, libera dalle vessazioni di Arrigo da Malisana, al quale aveva dato il possesso di sei Masi in Gonario, acciò rinunciasse detto Arrigo ogni sua ragione, e pretese a detto Capitolo, ed in altre conferme a lui un Maso in Trivignano (…)”.

 

[4]         Poiché ai prelati non si addiceva il' "iudicium sanguinis" era stata istituita la figura dell' "avvocato della Chiesa" il quale personaggio appartenente ad illustri famiglie, avrebbe dovuto "esercitare nei territori dipendenti dall'ente ecclesiastico l'alta giustizia, mantenervi la pace, proteggere i commerci e comandare le forze militari a difesa della chiesa". Cfr. P. Paschini, Storia del Friuli, op. cit.

 

 

[5]           Ms. Joppi, 698 Autographa, vol. I.

 

[6]           F. Grosso, La chiesa Muzzanese, 2003. Pietro sella e Giuseppe Vale (a cura di), Rationes decimarum Iataliae nei secoli XIII e XIV – Venetiae-Histria Dalmatia, Città del vaticano MDCCCCXLI, 1941, p. 23.

 

[7]           Vicardo I (Weickhard) Signore dei castelli di Colloredo, Mels e Susans è considerato il capostipite della potente famiglia Colloredo. Nel 1344 su concessione del conte di Gorizia acquista subito la signoria ed il ‘castello’ di Muzzana. Ne mantennero la giurisdizione per 453 anni, fino alla soppressione della repubblica di Venezia nel 1797 ad opera di Napoleone.

 

[8]           BIANCHI G., Documenti per la storia del Friuli: dal 1317 al 1325, Udine, 1844, vol. 1, pp. 264-267.

 

 

[9]            Di Manzano, Annali del Friuli, V, 1865, p. 29.

 

[10]        Archivio Parrocchiale di Santo Stefano Udinese, coll. 59, stampe ad lites “Capitolo d’Aquileia”, g.c. Roberto Moschion, p. 34 e seguenti.

 

 

 

[11]         P. Paschini, Il patriarca Antonio Caetani in “Memorie Storiche Forogiuliesi”, 27-28-29, 1931-32-33, p. 187.

 

[12]       V. Joppi, documenti Goriziani. Pagine Friulane, n. 2 Udine, 22 aprile 1897).

 

[13]         Cfr. Memorie Storiche Forojuliensis, V, 1909, p. 187.

 

[14]         G. F. Palladio Degli Olivi, Historie della provincia del Friuli, p. 464, libro X, Udine, 1660. Cfr. Benvenuto Castellarin, Muzzana/Villa Muciana collana/56 ‘la bassa’, p. 46, 2003.