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Il periodo veneziano

Sebbene l’avvento della Repubblica di Venezia nell’amministrazione del Friuli, dal 1420, tendesse a definire i rispettivi limiti dei territori comunali, tra i villici di Muzzana e quelli di Mortegliano perseverano le diatribe confinarie sui diritti di pascolo nelle alte terre del Revonchio. Nel 1436, infatti, Antonio di Colloredo, Signore di Muzzana, si trova nei pressi di Mortegliano con il compito di risolvere una vertenza tra il Capitolo di Aquileia e le comunità di Muzzana e Sant’Andrat[1] per i diritti di pascolo sui prati del Revonchio.

          Nel periodo storico di metà secolo, in cui in tutto il Friuli gravi pestilenze decimarono la popolazione, nel 1458 Muzzana fu devastata da un furioso incendio. Qualche anno più tardi, nel 1465, il muzzanese Giovanni del Tos, nel suo atto testamentario, destina i fondi necessari per l’erezione della chiesa dello Spirito Santo: “Iohannes del Tos in suo ultimo testamento legaverat dictam particulam Territorij praedicti Capellae S. Spiritus alias constructae per Nicolaum del Dri de decta Villa”[2].

          Alcuni anni dopo, nel 1472, Leonardo conte di Gorizia concede a Oldorico di Strassoldo ed ai suoi eredi la giurisdizione sui beni che aveva in Mortegliano, Codroipo, Lunidraco, Castelluto, Ariis, Quisca, Medano in Coglio, e in Cormons, nonché sul mulino Turgnani, con prati, selve e beni pertinenti[3].

          Una divergenza sorta nel febbraio 1474, fra i camerari delle confraternite di Marano con Antonio del Zan di Muzzana e un condono emesso dal luogotenente della Patria del Friuli “pro dominis del Colloredo pro iurisdictione de Muzzanae”, ci permette di conoscere che i Colloredo erano subentrati agli Strassoldo nella giurisdizione di Muzzana, che rimarrà in loro mani fino al 1805[4].

Nel 1477, il primo novembre, Muzzana subì la prima devastante invasione dei Turchi che tentarono poi, inutilmente, di espugnare la fortezza di Marano. Il paese venne saccheggiato ed incendiato[5].

        Si ha notizia che, nel 1492,  Il pittore Antonio di Firenze - che fu il primo maestro di pellegrino da S. Daniele – dipinge nella chiesa di Muzzana[6]. Nel 1502 il cronista veneziano Marino Sanudo, cita Muzzana come località portuale: “Porti de mare non nominati sono et primo noiara carlino mozana palazuolo. Tutti li prenominati porti sono circha miglia XX da Utine”[7].

[1]           C. Venuti, F. Vicario, San Denêl otantesim prim congrès: San Denêl 26 di setembar 2004,vol. 2, Società Filologica Friulana.

 

[2]        A p. 25 di una stampa ad lites intitolata “Capitolo d’Aquileia”, conservata nell’Archivio Parrocchiale di S. Stefano Udinese, gentilmente fornitaci in copia da Roberto Moschion di S. Maria la Longa.

 

[3]         G.G. Corbanese, Il Friuli, Trieste e l’Istria nel periodo veneziano, Bologna, 1987, p. 54.

 

[4]           BCU, Liber adnotationum feudo rum Patriae Fori Julii: Varmun inferiori set Superioris, redatto nel secolo XVI.

 

 

[5]           R. Tirelli, Muzzana nella storia tra XIV e XVI secolo, in Muzzana/Villa Muciana, la bassa – collana/56, Latisana, 2003, pp. 66-68.

 

[6]         Ruggero Zotti, La parrocchia di Pertegada, Udine, 1933.

 

[7]            Leonardo Manin (a cura di) Descrizione della Patria del Friuli di Marin Sanudo fatto l’anno MDII-MDIII, Venezia 1853, p. 40.