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mosaico realizzato per la "Fieste de patrie dal Friul", aritsta muzzanese Michela Vecchiato

1514- La rappresaglia imperiale sul contado di Muzzana

L'Amministrazione comunale è orgogliosa di presentare la pubblicazione del libro curato dallo storico Renzo Casasola relativo ai tragici eventi che hanno colpito la comunità muzzanese agli inizi del Cinquecento.

Per commemorare l'evento, di cui nel 2014 si sono celebrati i 500 anni, il Comune organizzerà una serie di iniziative culturali nel corso del 2015, a partire dalla presentazione del libro in occasione della Festa Patrie dal Friul di cui si offre un estratto.



Il 12 aprile 1500 muore Leonardo, l’ultimo conte di Gorizia, senza lasciare eredi.

L’imperatore d’Austria Massimiliano I rivendica a sé l’intero feudo del Friuli, in

contrapposizione a Venezia che occupa già gran parte del territorio friulano dal

1420, quando decretò la fine dell’autonomia dello Stato patriarcale del Friuli,

assumendone la guida. È la guerra, definita dai cronisti dell’epoca bellum

forojuliensis.

Papa Giulio II, temendo l’eccessiva espansione veneziana in Terraferma, crea

nel 1508 la Lega di Cambrai, forte coalizione antiveneziana a cui aderiscono il re di Francia Luigi XII, il re di Napoli e di Spagna Ferdinando il Cattolico e Massimiliano I imperatore d’Austria. Venezia subisce una pesante sconfitta ad Agnadello nel 1509 e a Polesella. La Repubblica è sul punto di crollare, ma Giulio II temendo questa volta la supremazia del re di Francia, si svincola dalla Lega e si allea proprio con i veneziani, formando la Lega Santa, contro i francesi. La Serenissima è militarmente indebolita, e non può più garantire la sicurezza militare sulla terra friulana.

La situazione di crisi politica e militare della Repubblica di san Marco favorisce

così l’ingresso delle truppe asburgiche in Friuli, guidate dal loro comandante

supremo, il giovane conte Cristoforo Frangipane, sanguinario, ambizioso e cinico

capitano d’arme.

Tutti i centri abitati del Friuli cadono ad uno ad uno sotto le scorrerie imperiali.

La fortezza di Marano sarà occupata con uno stratagemma il 13 dicembre del 1513, Udine il 12 febbraio 1514. Si ostina a resistere il capitano di ventura friulano Gerolamo Savorgnan che, con pochi uomini armati e gli abitanti di Osoppo, si arrocca sulla fortezza posta sul colle. In palese inferiorità numerica vi resisterà per 44 giorni fino alla fine dell’assedio ad opera delle truppe marchesche guidate da Bartolomeo d’Alviano.

Durante l’assedio di Osoppo, dal 15 febbraio al 30 marzo 1514, si consumerà la

rappresaglia imperiale sui muzzanesi. Il Frangipane, convinto di risolvere in breve la questione osovana, impegna migliaia di uomini in ripetuti attacchi al forte, ma inutilmente. Non ottenendo risultati militari, attua la tattica dell’intimidazione terroristica sugli assediati. Coglierà l’occasione propizia offertagli dai muzzanesi filo marcheschi che uccidono in una scaramuccia due messi imperiali diretti nella fortezza lagunare.

È la rappresaglia. Invitati gli abitanti di Muzzana a presentarsi a Marano per renderne conto muniti di un salvacondotto, il primo marzo verranno viceversa catturati, legati e avviati al campo di Osoppo in numero di 140.

Vi giungeranno verso sera, senza ricevere cibo né acqua. Durante la notte, 39 di essi, i più svelti e determinati, fuggono verso Treviso. La villa di Muzzana viene messa a sacco e bruciata. Altri abitanti verranno catturati, principalmente vecchi e bambini. I ragazzini, maschi e femmine verranno resi schiavi oltralpe, mentre tutte le donne saranno allontanate dal paese. Questo secondo gruppo, composto da 53 persone si aggiungerà ai 101 prigionieri rimasti, per un totale di 154 persone.

Il giorno due marzo, al campo di Osoppo, sotto osservazione degli assediati, verranno inflitte loro le tremende mutilazioni, affinché fossero d’esempio ai riottosi friulani arroccati sul colle, che non volevano arrendersi agli imperiali.

Presenti lo stesso capitano imperiale Cristoforo Frangipane, il vescovo di Lubiana Cristoforo Rauber e quattro consiglieri cesarei, venne orchestrata a danno dei muzzanesi una macabra messinscena. Il prelato ed i consiglieri volevano impiccare tutti i prigionieri…, il Frangipane viceversa, volle infliggere loro una punizione esemplare, terribile e bestiale, affinché si udissero bene i lamenti degli sventurati. Legati sotto la loggia del comune, subirono la conta…, ad uno ad uno vennero chiamati dal boja, trattenuti e legati da alcune guardie e orribilmente mutilati. Ai più anziani, in numero di 56 vennero cavati ambedue gli occhi. Dei rimanenti 98, 20 di essi ritenuti troppo giovani, per essere mutilati, vennero divisi come schiavi fra alcune guardie ed inviati oltremontano, in Austria e Germania.

A quattro di essi, i più giovani, cum adusto ferro venne incisa la croce di S. Andrea su ambo le guance, sfigurandoli. Ai rimanenti 74 prigionieri, venne cavato l’occhio destro e tagliate le tre dita della mano destra lo indice, lo police et lo medio, affinché non impugnassero mai più le armi.

Tutti gli occhi strappati ai prigionieri muzzanesi vennero riposti in un bacile e fatti vedere dal boja agli astanti e, in gesto di sfida, macabro e terribile, agli esterefatti assediati sul colle, che assistettero alla terribile rappresaglia. Di ciò ne riferirà Gerolamo Savorgnan, il giorno dopo, in una lettera inviata da un corriere a cavallo alla Signoria veneta.

Subite le devastanti mutilazioni, uno ad uno vennero fatti uscire dal campo di Gemona. Molti ne morirono lungo la strada del ritorno, dissanguati, lungo le

polverose strade del Friuli. La Serenissima, saputo del misfatto, si attivò per organizzare un corpo d’arme comandato da Bartolomeo d’Alviano, che sconfiggerà le truppe imperiali e libererà dall’assedio il forte di Osoppo il 30 marzo. Udine sarà liberata il giorno dopo. Secondo le cronache, i feriti più gravi furono trasferiti a Venezia, per essere assistiti e curati. Il doge Leonardo Loredan, quello stesso anno emanò una Ducale per un vitalizio a loro favore, che sarà esteso poi anche negli anni a seguire, fino alla caduta definitiva della Serenissima nel 1797.

Venti feriti muzzanesi, verranno portati dai veneziani di fronte a papa Leone X, affinché egli vedesse le bestialità inferte loro dagli imperiali, che negavano l’evidenza. Lo stesso papa però, per ragioni politiche chiederà a Venezia la liberazione del loro aguzzino, il conte Cristoforo Frangipane, catturato il 5 giugno 1514 a S. Gervasio e rinchiuso nella Torricella a Venezia.