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I Boschi di Muzzana

Notizie storiche
a cura di Francesco Sguazzin

I boschi entrano in questione anche in un contratto di enfiteusi* steso il 30 agosto 1366 dal notaio Odorico di Giovanni, residente in Marano.**

Il Bàccaro
(Asarum europaeum)
L'orchidea macchiata
(Dactylorhiza fuchsii)
Mezereo, velenoso ma profumatissimo
(Daphne mezereum)
Il giglio giallo (Hemerocallis lilioasphodelus)
 
Giaggiolo siberiano
(Iris sibirica)
 

In esso i signori Bernardo del fu Oscalco, Lancilotto, Nicolò, Giovanni e Fantuccio del fu Giovanni di Strassoldo concedono in perpetuo a titolo di censo al Comune di Muzzana, tramite suoi sindaci e procuratori,

“quomdam eorum possessionem, videlicet quoddam sedimen molendini prope villa Muzzanae et eius pertinentiis situm, et positum supra quamdam aquam quae derivat ex quodam flumine, quod dicitur Turgnanum in loco qui diciturArunchi, nec non certas eorum siluas et prata in dictis pertinentiis sitas et sita, dicto sedimini pertinentia, et quam possessionem a tot annorum circulis possidet casata de Strassoldo quod non extat memoria”.

Il Comune ottiene il pieno possesso, l'uso e il godimento degli immobili in questione (un mulino, prati e boschi) dietro corresponsione annuale agli Strassoldo di 30 staia di frumento, 30 di miglio, 15 di sorgo*** ) a misura di Udine, 100 anguille e due marche e mezzo di moneta aquileiese...

Da allora il Comune potè disporre dei beni enfiteutici senza contestazione alcuna di legittimità. Solo nel secolo XVIII la Repubblica Veneta, che dal 1420 si era sostituita nella sovranità su Muzzana, al dominio patriarcale, avanzò pretese sul bosco Toronda, ritenendolo «regio» e cioè di proprietà del Demanio. Il Comune di Muzzana, esibendo degli atti amministrativi datati 7 ottobre 1617, 26 gennaio 1629, 12 gennaio 1650, seppe dimostrare che il bosco Toronda faceva parte dei beni iscritti nel contratto di enfiteusi del 30 agosto 1366 e quindi ebbe accolte le sue ragioni. Una più seria contesa ebbe origine con la petizione 17 ottobre 1834, n. 10629, del Tribunale provinciale di Udine, attraverso la quale il Fisco regio contestò al Comune il possesso della Toronda. Il Comune difese i propri diritti esibendo il testo del contratto enfiteutico, le perizie diedero ragione al Comune e il Tribunale di Udine, con la sentenza definitiva del 28 luglio 1857, n. 5158, respinse la petizione del Fisco. Anche in Appello (30 dicembre dello stesso anno) la sentenza fu confermata.

Grosse grane per il Comune di Muzzana tornarono a scoppiare 8 anni dopo. Con la petizione del 9 febbraio 1865, n. 2511, presentata al regio Tribunale provinciale civile di Venezia, i nobili Leopoldo di Strassoldo Graffemberg fu Giuseppe, Antonio di Strassoldo Villanova-Ranziano, Giulio e Marzio di Strassoldo Soffumberg fu Giovanni, chiesero lo scioglimento dell'enfiteusi stipulata dal Comune di Muzzana «coi nobili consorti Strassoldo Bernardo q.m. Domenico, Aurelio, Angelotto q.m. Giovanni, questi anco per Nicolò e Giovanni defunto mediante lo istromento in data da Strassoldo 30 agosto 1366, in atti di Odorico figlio di Giovanni notaro in Marano, enfiteusi riguardante i beni ... spettanti agli attori a titolo di feudo .... in provincia del Friuli, distretto di Latisana .... nel censo stabile ai mappali nn. 810 usque 819, 1560 usque 1571, per una superficie di censuarie pertiche 4741.18 colla rendita pur censuaria di aus. L. 2889.60».

L'azione degli Strassoldo tendente a dimostrare (a 5 secoli dal contratto!) l'invalidità dell'atto non ebbe esito positivo e il Comune potè, per usucapione, ottenere per sé e per la popolazione il possesso definitivo dei beni contesi.

Intorno al 1930 tra il Comune di Muzzana e il Regio Commissario per la liquidazione degli usi civici di Trieste sorse una controversia circa la demanialità di questi e di altri terreni intestati al Comune e descritti nel catasto censuario di Pocenia e Muzzana. La conciliazione avvenuta l'11.6.1932 fra il Comune di Muzzana e il Regio Commissario, approvata con il decreto emesso il 15 novembre 1932 dal Ministro Segretario di Stato per l'Agricoltura e le Foreste, stabilì che ha 51.54.90 (su un totale di ha 413.88.50) erano di proprietà comunale e i restanti ha 362.42.60 terre di demanio civico della popolazione del Comune .... da sistemarsi a norma della legge 16 giugno 1927 n. 1766 sugli usi civici. Rientravano negli ha 362.42.60 i boschi avuti in enfiteusi nel 1366 dagli Strassoldo. Nel nuovo catasto i 362.42.60 ettari vennero corretti a ha 351.90.60, per presumibili errori nelle vecchie misurazioni ed espropri relativi all'alveo del Cormor.

In ogni caso i terreni a bosco intestati al Comune agli inizi del secolo XX risultano essere i seguenti:

Bosco Piera Palomba, in censuario di Pocenia;
Bosco Comugnella, in censuario di Muzzana;
Bosco Nardina, in censuario di Muzzana;
Bosco Pradat, in censuario di Muzzana;
Bosco Ronchi, in censuario di Muzzana;
Bosco «Strassoldo» (Badascola I e II, Baredi, Coronata I e II, Coronuzza, Selva di Arvonchi, Toronda I e Il), in censuario di Muzzana.
Il primo gruppo ammontava ad un totale di circa 70 ettari. Il Bosco Strassoldo misurava invece ben ha 331.32.20. Questo patrimonio forestale si è ridotto attualmente a soli ha 167.80 di bosco, riuniti in un unico complesso. Si tratta delle unità denominate Selva di Arvonchi, Badascola I (resti), Coronata, Toronda I. Localmente la gente indica queste formazioni con i nomi di Bòsc di Cumùn (Bosco Comunale) o Baréz (Baredi). Poiché però non si tratta propriamente di «beni comunali» e nemmeno del bosco Baredi, in quanto quest'ultimo è stato esboscato in tempi recenti, forse bisognerebbe adoperare, per indicare l'intera foresta, il nome, storicamente giustificato, di Bosco Strassoldo.

Le superfici boscate che ho sopra menzionato sono state trasformate in arativi in epoche diverse. Riassumo i dati in mio possesso:

Denominazione
del bosco
Localizzazione Estensione Anno di esbosco
RONCHI per via S. Gervasioe per via S. Giorgio c.a. ha 30* 1930-31
PIERA PALOMBA per via Pocenia c.a. ha 5 1933
NARDINA per via Baroso c.a. ha 1 1934
COMUGNELLA per via Baroso c.a. ha 1.50 1948
PRADAT per via Spessa c.a. ha 33 1950-51
*Di questi 30 ettari, 7 erano di proprietà privata

Gli appezzamenti denominati Badascola (I e II), Baredi, Coronuzza, Toronda (II e parte della I) sono stati disboscati in tempi recenti e trasformati in arativo secondo un progetto di trasformazione fondiaria redatto per conto del Comune dall'Ufficio Agrario Consorziale (28.12.1953). I terreni ricavati sono stati ceduti in affitto per un periodo novennale parte alla ditta Antonio Del Maso di Jesolo (Bosco Baredi), parte agli agricoltori locali (Badascola, Toronda e Coronuzza). Accanto alle superfici forestali di proprietà risalente, ancora nel catasto napoleonico del 1811, al Comune, esistevano nel territorio di Muzzana altre aree ricoperte da vegetazione boschiva, delle quali erano proprietari privati cittadini.

Anche qui, per comodità, sintetizzo le informazioni relative in uno schema:

Denominazione
del bosco
Localizzazione Estensione Anno di esbosco
BOSCUT per via Spessa c.a. ha 9 1923 (?)
QUAIAT per via Baroso c.a. ha 25
1923-24
SELVUZZE per via Spessa c.a. ha 20 1924-25
CARANDONE (BOSCO DELLA PIERA) per via Levada c.a. ha 20 1925-26
COLOMBATTI per via Castions c.a. ha 40 1925-27
BOSCO DEL PARROCO per via S. Gervasio c.a. ha 3 1926 (?)
CORRODORO per via S. Gervasio c.a. ha 50 1929-30
ZIGNONI per via S. Giorgio c.a. ha 45 1954-57
1965
*Di questi 30 ettari, 7 erano di proprietà privata
I boschi di Muzzana

Parte I
Parte II
Parte III
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