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Storia

da: "Muzzana perla del Basso Friuli" di Virgilio Davide Del Piccolo - Canzian (Campi Bisenzio - 1985).

Il più antico documento che attesta l'esistenza di un paese con tale nome è un diploma del 21 gennaio 824 riguardante la donazione fatta dall'imperatore Lodovico il Pio alla Chiesa di Aquileia di alcuni beni in Muzzana del Friuli: " ... in villa sive fundo Muciano cum domibus, casalibus, edificiis, terris, vineis, pratis, silvis... ". Tali beni, fino ad allora, erano stati tenuti in feudo dal Patriarca Massenzio che, a suo tempo, li aveva ottenuti in beneficio dal margravio del Friuli Kadola (o Cadaldo) e dal suo successore Baldrico (1).

Muzzana rimase proprietà patriarcale per oltre due secoli.
Il 13 luglio 1031 il Patriarca Poppo staccò dal complesso dei possessi della chiesa Aquileiese un gruppo e ne fece un istituto a sé. Nel documento di dotazione al Capitolo di Aquileia, sebbene venga indicato il territorio "dal fiume Corno sino alla Ravonchia (presso Muzzana)", non figura, però, il nome di Muzzana. Tuttavia, in un documento successivo, in data 28 ottobre 1171, il Patriarca Udalrico riconfermava al Capitolo di Aquileia il possesso della villa di Muzzana: "villam quae utiana vocatur... cum mas, sariis, famulis, vincis, molendinis... campis, pratis, silvis, venationis ... " (2).

Alcuni anni più tardi, nel 1184, il patriarca Gottofredo confermava ai canonici di Aquileia il possesso della Pieve di Rivis, nonché della villa di Muzzana, libera dalle vessazioni e pretese di Arrigo di Malisana (3).

Il 13 dicembre 1202 veniva riconosciuta al conte di Gorizia l'avvocazia, ossia il diritto all'amministrazione della giustizia, su Muzzana (4).

A sua volta, nella seconda metà del sec. XIII, Alberto II Conte di Gorizia concedeva tale avvocazia a Giacomo di Ragogna: "1274. 2 Novembre Albertus Illustris. Comes Goritis et Tyrolis... investivit D. Jacobum de Regonia... de Advocatia et omne iuri ouod habet seu visus est habere in Villa Mutean" (5).

Nel secolo seguente, da un documento del 9 febbraio 1344, risulta che il nipote di questi, Nichilo (Niccolò) del fu Odorico di Ragogna, vendette per 117 marche di denari aquileiesi al nobile Vicardo di Colloredo l'Avvocazia e Garito di Muzzana, che era feudo del Conte di Gorizia (6).

Alla fine del sec. XIV, come si legge in una lettera del patriarca Caietani, datata 11 agosto 1397, gli abitanti di Muzzana, ribellatisi agli ordini patriarcali, furono duramente puniti dal Maresciallo inviato dal Patriarca e in tale occasione il paese fu completamente saccheggiato dalle sue soldatesche. Ne seguì, nel 1400, un processo per la restituzione dei beni rubati, durante il quale si stabilì, tra l'altro, che la giurisdizione di Muzzana spettava parte ai Colloredo e parte ai Ragogna, i quali vi tenevano placito una volta all'anno.

Infatti, mentre da un atto redatto il 30 luglio 1398 a Cormons risulta che Enrico conte di Gorizia aveva investito dell'Avvocazia di Muzzana il cav. Simone di Colloredo e consorti, da un altro successivo, del 23 aprile 1409, si apprende che fino agli inizi del 1400 l'avvocazia e il dominio e la giurisdizione di Muzzana: "spectabant et pertinobant no­bilibus Ser Salvo, Bissio, Antonio et Bartholomeo de Ragonea" (7). Questi ultimi avevano poi ceduto i loro diritti a Ser Enrico di Padova, il quale appunto nell'aprile del 1409, li aveva venduti a sua volta per 76 ducati a Portoldo di Arcano.

I Colloredo mantennero, invece, la giurisdizione su Muzzana anche nei secoli successivi fino all'arrivo delle truppe napoleoniche in Friuli, come appare in numerosi documenti.

Il secolo XV rappresenta il periodo più travagliato della storia di Muzzana. Nel 1412 il paese fu occupato dalle truppe di ventura al soldo della Repubblica veneta, capitanata da Carlo Malatesta (8) e gli abitanti dovettero assistere impotenti al saccheggio dei propri campi. Verso la metà del secolo gravi pestilenze decimarono la popolazione e, ancora, nel 1458 Muzzana fu devastata da un incendio. Non è improbabile, inoltre, che nel 1477 essa abbia dovuto subire anche un'invasione da parte dei Turchi.

Ma il fatto più sanguinoso avvenne agli inizi del secolo successivo, allorché Marano fu occupata dalle truppe imperiali. Mentre Venezia poneva l'assedio alla fortezza maranese, i muzzanesi, sotto il comando di Camillo di Colloredo, ostacolarono con continue insidie l'approvvigionamento della guarnigione tedesca di Marano. Per rappresaglia i capitani imperiali incendiarono, allora, il paese e Cristoforo Frangipane, comandante delle milizie tedesche, prima di ritirarsi verso la Germania per la via di Pontebba, diede agli abitanti una crudele lezione.
Il 31 marzo 1514, infatti radunato a Gemona un gran numero di prigionieri di Muzzana, fece cavare entrambi gli occhi a quelli di età superiore ai venti anni, un occhio e tre dita ai più giovani e segnare tutti col marchio sanguinoso di una croce in fronte.

Dopo questo fatto Muzzana rimase ancora per qualche tempo sotto il dominio degli imperiali. In seguito a trattative avvenute tra il 1533 e il 1534, ritornò poi a far parte dei territori della Repubblica Veneta sotto il dominio dei Colloredo, che, come si è detto, esercitarono la loro giurisdizione sul paese sino alla fine del sec. XVIII.

(1) Vedi: Mühlacher, E.V. Joppi Diplomi inediti attenenti al Patriarcato d'Aquileia dal 799 al 1082, p. 22.
(2) Ms. 943 B.C.U..
(3) Vedi: Paschini, P. Storia del Friuli, 11, p.56.
(4) Vedi: Paschini, P. Op. cit. 11, p.67.
(5) Ms. Joppi 698 Autographa, vol. I.
(6) Joppi, V. Documenti goriziani del secolo XIV.
(7) Vedi: Joppi, V. - Documenti goriziani del sec. XIV.
(8) Vedi Memorie Storiche Forogiuliesi, V, 1909, p. 187.

 
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